Le emozioni nello sviluppo dei bambini: la gioia

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Un bambino ha bisogno di sentirsi gioioso

per sentirsi libero di esistere e di crescere.

Filliozat

Innanzitutto si possono distinguere le emozioni semplici e quelle complesse: le semplici – ad esempio la gioia, la paura, la rabbia, la tristezza, il disgusto– sono quelle che si manifestano fin dai primi giorni di vita e sono essenziali perché permettono la nostra sopravvivenza; le emozioni complesse compaiono, invece, dopo il secondo anno di vita e sono espressione della socialità, della consapevolezza di sé e di quella degli altri: tra queste troviamo la vergogna, l’orgoglio, la colpa e la gelosia.

Tutte le emozioni hanno la stessa importanza e non sono quindi di per sé né positive, né negative, ma hanno un senso, uno scopo: sono terapeutiche. Infatti la loro repressione è sempre dannosa.

Per un bambino è fondamentale imparare a riconoscere, a nominare, a esprimere e a usare le emozioni; e per fare questo i primi sei anni di vita sono decisivi.

In che modo i bambini manifestano le emozioni?

Come abbiamo detto le emozioni sono presenti fin dalla nascita, perciò sono innate, ma i bambini non sono ancora in grado di dominarle, perché non sanno ancora fare ipotesi, proiettarsi nel futuro, prendere le distanze. I bimbi vivono nel presente, non sanno che il dolore passerà, sono sopraffatti dalle emozioni e non sanno che esse presto passeranno, per questo hanno bisogno dell’aiuto di un adulto,  di sentire la solidità del proprio genitore per non essere sopraffatti dai propri affetti, per incanalare l’energia, per imparare ad esprimere i bisogni.

Il bambino impara come vivere le proprie emozioni dai genitori, ha bisogno di vedere che anch’essi provano delle emozioni, anche forti, senza esserne distrutti; il bambino si modella su di loro e tende a seguire spontaneamente l’esempio più che i consigli.

Tra le emozioni semplici c’è la gioia, essa ci riempie di dinamismo. Ciascun bambino ha una naturale attitudine alla gioia ed è compito del genitore che possa conservarla e coltivarla.

Ma come?

Anzitutto non reprimerla, ma costruire la propria vita in modo da essere il più possibile felici e realizzati.  Ciò getterà le basi per quella sicurezza interiore, che ci consente di poter fare affidamento su ciò che si prova nel proprio intimo.

Inoltre un bambino ha bisogno di sentire che è prezioso, che ha il suo posto, che è importante e che si tiene conto dei suoi bisogni e della sua realtà.

Come genitori dobbiamo essere pronti a congratularci dei loro successi, a incoraggiarli. Il successo fa venire voglia di andare più lontano, di osare di più, fornisce la motivazione per continuare a migliorare. Sono il fallimento e la paura di fallire a frenare i bambini.

Il bambino ha bisogno di sentirsi libero di provare le emozioni per essere colui che sente di essere. Il senso della propria identità si basa sulla consapevolezza delle proprie emozioni. Come genitori dobbiamo prestare attenzione a non frenare la loro scoppiettante allegria, la gioia di crescere e scoprire, di gioire anche rumorosamente.

Infine alimentare la curiosità, che è fondamentale, che mette in moto il cervello e consente di apprendere con gioia e con piacere, cioè di più e più in fretta.

Ma come genitori che possiamo fare per essere di esempio ai nostri bambini?

  1. Essere felici, cioè concederci un tempo per sentire che siamo felici della nostra vita, degli amori che ci circondano, e condividerlo con i figli.
  2. Ascoltare con il cuore e il corpo, senza risolvere, né consigliare, né rassicurare ma solo accogliendo ciò che loro sentono il bisogno di comunicarci, solo se si sente accettato il bambino potrà aprirsi.
  3. Parlare di tutto, dei sogni, del lavoro, dei ricordi, ma soprattutto delle emozioni legate a queste cose, così i vostri bambini vi sentiranno vicini, autentici e capiranno meglio le vostre reazioni.

Il genitore trasmette la sua gioia interiore ai figli,

ed è l’eredità più bella che essi possano ricevere.

 

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