Basta imbarazzo: parliamo di incontinenza urinaria

incontinenza

L’incontinenza urinaria è un disturbo che accomuna molte donne di tutte le età. Nonostante la sua diffusione, si tratta di una problematica per cui le donne provano imbarazzo e preferiscono evitare l’argomento.

Conoscere a fondo le cause dell’incontinenza urinaria è fondamentale per contrastarla e ce ne parla il dott. Gianfranco Lamberti, Direttore del Dipartimento di medicina riabilitativa della AUSL di Piacenza, intervistato per conto del sito Altraetà.

Quali sono i tipi di incontinenza urinaria più diffusi fra le donne?

Innanzitutto è importante fare chiarezza sulla definizione di incontinenza. La forma più comune di incontinenza è quella “da sforzo” che colpisce anche donne in età fertile. L’incontinenza da sforzo è quella forma che si verifica in occasione di gesti o attività quotidiane in cui aumenta la pressione a livello addominale e non viene contrastata dall’attività muscolare del pavimento pelvico. Starnuti, tosse: a volte sono poche gocce, ma può capitare anche lo svuotamento completo della vescica.

Una seconda forma, meno frequente, è l’incontinenza “da urgenza”. La vescica non è in grado di contenere una certa quantità di urina e prima di arrivare ad una capienza di 350/400 ml dà il segnale di stimolo, che è un ultimatum. Per evitare la perdita di urina spesso la donna deve correre in bagno 9/10 volte al giorno, con un ovvio impatto sulla qualità di vita.

Quali sono le cause più comuni?

Generalmente le cause più comuni sono legate ad un indebolimento del pavimento pelvico che smette di contrarsi in maniera efficace per vari fattori quali l’invecchiamento, il parto, una scarsa forma muscolare e una condizione di peso eccessivo (dopo il parto, la causa scatenante più importante), l’assunzione di caffeina e teina.

A volte le cause posso essere legate a un problema neurologico che impedisce il controllo della vescica. L’incontinenza “da urgenza” a volte è proprio un campanello di allarme per malattie come per esempio la sclerosi multipla in fase iniziale.

L’urgenza può derivare anche dal fatto, non grave, che la vescica non è più abituata a riempirsi. Le donne che vanno in bagno anche quando non hanno voglia, hanno sempre la vescica vuota, che quindi, come tutti i muscoli, perde l’allenamento a trattenere l’urina.

Non è che, con l’età, si diventi necessariamente incontinenti, ma i fattori descritti, oltre alla menopausa che modifica gli equilibri ormonali e la muscolatura dell’uretra, si accumulano ovviamente col passare del tempo.

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Esistono degli esercizi che aiutano a prevenire e controllare l’incontinenza urinaria? In cosa consistono?

Esercizi da proporre, con sfumate differenze tra la prevenzione e il trattamento del disturbo, sono quelli che hanno come obiettivo soprattutto il rinforzo del pavimento pelvico. Esercizi di presa di coscienza del proprio perineo e della muscolatura. Ci sono anzi importanti evidenze scientifiche che ci dicono che in determinate categorie di donne (per esempio quelle che hanno appena partorito) fare un allenamento preventivo e costante del pavimento pelvico può essere utile per non far comparire i primi segnali dell’incontinenza. Per le donne che invece già soffrono di questo disturbo si parla di esercizi di riabilitazione e di rieducazione all’uso di quei muscoli.

Una cosa fondamentale è evitare in prima istanza il fai da te. Fino a qualche anno fa era un argomento di nicchia, ma adesso invece ci sono tanti professionisti e altrettanti corsi che è bene seguire. Per una donna giovane che ha avuto una sola gravidanza, può essere sufficiente un breve ciclo preventivo o di rieducazione, purché accompagnato da uno stile di vita sano e controllato che eviti l’aumento eccessivo del peso. Ci sono situazioni in cui invece la riabilitazione dovrebbe essere perenne. Si può quindi imparare a fare gli esercizi con un fisioterapista e poi continuare a casa.

Quali sono i Suoi consigli per convivere serenamente con questo problema?

L’avverbio serenamente è difficile da utilizzare associato all’incontinenza, perché è un disturbo di sicuro non piacevole e non sempre la riabilitazione funziona. Il tasso di risoluzione, secondo alcuni, si avvicina al 60-70%. Il passo successivo è ricorrere agli interventi chirurgici, mininvasivi, che possono essere una buona soluzione se la riabilitazione fallisce.

Da alcuni anni, però, nelle linee guide è comparsa una sorta di postilla, dove viene espressamente indicato che per migliorare la qualità di vita e gestire il disturbo è opportuno a ricorrere a device che possano aiutare a gestire meglio l’incontinenza. Sto parlando delle mutandine assorbenti, ormai create con materiali sempre più moderni, performanti e fruibili sia da un punto di vista estetico che di indossabilità. Ci vuole attenzione e cultura, spetta a noi medici far passare il concetto che in alcuni casi si può curare e in altri ci si deve prendere cura.

 

Articolo tratto da: https://www.altraeta.it/incontinenza-urinaria-femminile-intervista/

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