Bambini e armi giocattolo: tra educazione e false convinzioni

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Bimbo: Mamma, scriviamo a Babbo Natale se mi porta

una di quelle cose con cui si spara? 

Mamma: Una pistola?

B: Si mamma, una pistola.

M: E a cosa ti serve?

 B: così posso difendermi dai mostri!

 (Gioele 3 anni e mezzo)

Il gioco con le armi è un gioco simbolico, si colloca nell’ambito della finzione, in uno scenario fantastico diverso da quello reale. In questo tipo di giochi i bambini fanno finta di vivere delle situazioni, inventano dialoghi, scelgono il finale, contrattano sui personaggi e scelgono per sé il più forte.

Fanno finta di vincere una sfida perché la seguente la vince il compagno, fanno finta di colpirsi e uccidersi per poi ricominciare subito un altro scontro.

I bambini sanno che nel gioco si fa finta ed è in questo modo che hanno la possibilità di imparare quanta forza mettere nelle loro azioni, come evitare di far male, che dopo un po’ il gioco finisce; gli consente anche di rivivere emozioni complesse in un contesto protetto, di ripeterle molte volte e comprenderle gradualmente, di mettersi alla prova e accrescere la fiducia in sé stessi e nella propria capacità di modificare la realtà.

Perché proprio le armi?

Il gioco in cui è presente uno scontro, fisico o con oggetti, è universale, presente in tutte le culture e rintracciabile anche nel mondo animale, infatti i cuccioli maschi fanno la lotta in tutte le specie animali.

Per i bambini scontrarsi, combattere e sfidare i compagni, poi escogitare strategie per vincere e battere l’avversario è entusiasmante e permette loro di:

  • confrontarsi con i loro sentimenti e le emozioni
  • mettersi alla prova nella capacità di dosare le forze per non fare male davvero
  • sentirsi capaci di controllare la situazione e scegliere da soli
  • sentirsi potenti e invincibili per rafforzare la fiducia in se stessi
  • esprimere la rabbia e l’aggressività in un contesto sicuro come il gioco
  • tollerare e gestire la frustrazione

Qual è il ruolo dei genitori?

Anche se il gioco con le armi, in quanto simbolico contiene in sé le potenzialità che abbiamo appena elencato, il genitore ha un ruolo fondamentale di supporto e osservazione, di accompagnamento e tutela nei confronti del bambino.

Anzitutto si dovrebbe, per quanto possibile, evitare di proibire questi giochi, poiché la proibizione impedisce che emozioni e esperienze percepite come frustranti vengano rielaborate; esse finiscono per trovare comunque altri canali di sfogo, non sempre migliori del gioco.

Poi osservare il gioco e cogliere gli aspetti critici al fine di aiutare il bambino con il dialogo, tornando su alcuni di essi e cercando di far verbalizzare il piccolo, rassicurandolo.

È importante anche fare attenzione agli stimoli a cui è sottoposto il bambino, scene violente, cartoni o programmi televisivi che inviano messaggi troppo crudi che il bambino non è in grado di gestire vanno evitati e spiegati rassicurando il bambino.

Infine, una cosa molto positiva che possiamo fare è essere un esempio di non violenza, nel comportamento, nel linguaggio, nei gesti e spiegare che la gentilezza e l’educazione hanno sempre la meglio sulla prepotenza che fa male a sé e agli altri.

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