Educazione: le “punizioni fisiche” non esistono

Educazione-Punizioni-Fisiche-Non-Esistono

Le domande che introducono l’argomento su cui ci soffermiamo a riflettere sono complesse, ci interpellano e la nostra posizione in merito incide sul futuro dei nostri figli:

Come interrompere i capricci?

Ceffoni e sculacciate, si o no?

C’è un modo alternativo alle punizioni fisiche?

Partiamo da una premessa: la sculacciata si posiziona in una zona controversa, poiché ci sono da una parte coloro che sostengono che “non ha mai fatto male a nessuno” e dall’altra chi insiste sul “mai alzare le mani”.

In realtà la ricerca è molto chiara in merito: la punizione fisica, che sia una sculacciata o un ceffone, non porta nessun beneficio al bambino, anzi è da condannare in quanto arreca danni a lungo termine sul comportamento del minore.

Alzare le mani contro i bambini non li rende più obbedienti o più bravi, anzi, li fa sentire indifesi, arrabbiati e frustrati.

Proviamo ad osservare la situazione immedesimandoci nei diversi personaggi:

Adulto

Nel momento in cui l’adulto agisce dando una sculacciata o uno schiaffo al bambino, egli è mosso dalla rabbia, si trova in una situazione nella quale il livello di stress è molto alto e non riesce a vedere nessuna soluzione possibile per uscire da quel circolo di capricci o di opposizioni del bambino, gli sembra di averle già provate tutte senza risultati, così alza le mani.

Bambino

Ricevuto lo schiaffo il bambino cessa il capriccio, il più delle volte piange ma può anche chiudersi nel silenzio. Nella sua mente accadono due cose:

1) si sente ferito, rifiutato, atterrito e in colpa per essere la causa della rabbia del genitore;

2) assorbe una modalità di risoluzione dei problemi, cioè riflette sul fatto che la violenza è una soluzione, può essere usata per risolvere le liti, che il più forte vince.

Cosa accade nella relazione?

Se da una parte l’adulto ha scaricato lo stress, egli può sentirsi anche colpevole per il gesto estremo. Si verifica un allontanamento emotivo, un rifiuto, ed aumenta la distanza tra sé e il bambino, oppure si possono mettere in atto dei comportamenti riparatori mossi dal senso di colpa.

Il bambino prova dolore, è mortificato, non si sente ascoltato né capito dal genitore, arriva a temere che il genitore lo rifiuti e non lo ami più; il comportamento errato si interrompe ma non c’è un reale apprendimento né una crescita, poiché il bambino non ha gli strumenti per capire cosa ha sbagliato e come fare meglio in futuro, quindi l’errore tenderà a ripetersi.

Se questo meccanismo non viene interrotto il bambino inizierà ad opporsi in modo aperto e ostile, si porrà sempre più spesso in contrasto con l’adulto; diventato adolescente sarà chiuso in sé stesso e distaccato, poiché non è stato educato al dialogo.

A lungo andare quindi le punizioni fisiche producono risultati contrari a quelli desiderati.

Inoltre, se le punizioni provengono principalmente dalla madre, si verificheranno un maggior numero di comportamenti aggressivi nei bambini, se invece è il padre a punire allora si assisterà ad una povertà linguistica, con un vocabolario limitato.

Esistono però delle alternative valide alle sculacciate per educare i bambini, quindi non ci dobbiamo perdere d’animo: occorre fare il pieno di pazienza prima di tutto e poi cercare quale modalità è la più efficace per noi e il nostro bimbo.

  • Usare il rinforzo positivo, lodando ogni volta i comportamenti desiderabili e corretti, così il bambino si sentirà incentivato a ripeterli, poiché per lui la nostra approvazione è importantissima.
  • Abbracciatelo e coccolatelo instaurando con lui un dialogo, parlare con calma e cercare di chiarire il motivo del capriccio, tenerlo tra le braccia per farlo sentire accolto e amato, smorza la tensione e facilita il bambino.
  • Stabilire regole chiare, in quanto i bambini hanno bisogno di limiti entro i quali muoversi e sperimentare, è importante che le regole non cambino e che vengano sempre rispettate per diventare dei punti fermi.
  • Spiegare le conseguenze che si possono verificare se non si rispettano le regole, i bambini devono sapere che ha un costo disubbidire, non basta ripeterle arrivando alle minacce, occorre che il bambino affronti concretamente la conseguenza indicata.
  • Modificare l’ambiente in modo che non ci siano tentazioni, né opportunità a portata di mano per agire in modo contrario a quello che desideriamo come adulti, quindi allontanare tutte quelle situazioni che potrebbero far perdere la pazienza a noi e indurre i piccoli a compiere danni.
  • Fame, sonno, confusione e un eccesso di stimoli possono innervosire e rendere capriccioso qualsiasi bambino, occorre organizzarsi in modo da prevenire le situazioni estreme, preparando una merenda, portando con noi un gioco, pensando ad un posto per riposare.
  • Distogliere l’attenzione del bambino dall’oggetto del contendere e portarlo verso un altro luogo o un’altra cosa interessante.
  • In alcuni casi ignorarlo, fare finta di nulla e non fare niente, anche se può richiedere un grande sforzo; non trovando riscontro in voi il bambino cambierà modo di agire.
  • Applicare un time-out, se il bimbo non riesce a calmarsi allora gli si dice che si deve sedere in un angolo in silenzio per ritrovare la calma, passato un breve tempo lo si invita a chiedere scusa e si ritorna alla pace e nessuno è più arrabbiato.
Ancora nessun commento

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.