I bambini e la fase dei perché: come affrontarla quando arriva?

I bambini e la fase dei perché: come affrontarla quando arriva?

Intorno ai due/tre anni i bambini entrano nella fase dei perché, che dura fino ai sette/otto anni. Essa dipende da vari fattori, primo fra tutti lo sviluppo del linguaggio, quindi per ogni bambino è diverso in base al proprio percorso linguistico; inoltre dal carattere del bambino, perciò un bimbo timido porrà meno quesiti rispetto ad uno estroverso; infine il movente è la curiosità e la voglia di capire eventi nuovi o incompresi che avvengono nel loro mondo e il desiderio di consolidare e rafforzare la relazione con i propri genitori, o adulti di riferimento.

Soprattutto quando sono piccoli, tra i due e i cinque anni, le domande sono un modo per attirare l’attenzione dell’adulto: il bambino vuole sentirsi al centro dei pensieri del genitore e desidera ascolto e attenzione; ma servono anche per mettersi alla prova nella relazione: il bambino esercita le sue nuove abilità linguistiche e apprende nuovi vocaboli misurandosi nel dialogo.

Invece tra i sei e gli otto anni il bambino è interessato al funzionamento e a trovare spiegazioni per i fenomeni che lo circondano, questo sarà il tema dei suoi quesiti.

Questa differenza richiede anche risposte di natura diversa, per i piccoli è sconsigliato dilungarsi in spiegazioni tecniche e razionali, ma è preferibile guardare il mondo dal loro punto di vista tenendo conto delle loro abilità cognitive, quindi ben vengano risposte giocose e magiche, creative e fantasiose che siano in grado di affascinare il piccolo; per i più grandicelli, che adorano sperimentare, è consigliato far fare loro esperienze pratiche attraverso le quali possano capire e divertirsi insieme.

Fino a che punto rispondere alle loro domande?

Premesso che la lista delle domande potrebbe non avere fine, sarà compito del genitore porre un limite, soprattutto per garantire la propria sopravvivenza. Ma come? Per evitare di spazientirsi e mostrarsi infastiditi, vi offro dei suggerimenti:

  1. distrarre in bambino portando su altro il suo interesse;
  2. fare una nuova proposta di attività pratica da svolgere insieme;
  3. rigirare il gioco dei perché per mantenere l’interazione e stimolare la fantasia del bambino nel trovare risposte alle domande che ponete voi, e magari costruire insieme delle storie;
  4. porre un limite spiegando che si deve fare un’altra cosa (cena, bagnetto, spesa, ecc) ma si può continuare in un secondo momento.

Con i più grandi queste modalità non funzionano, si potrebbero invece coinvolgere in una ricerca da svolgere, si può dirottare la domanda su qualcuno che ne sa di più rispetto a noi, ad es il papà o il nonno, ma gli si può anche spiegare che in quel momento siamo stanchi e abbiamo bisogno di un po’ di riposo perché verso i sei/otto anni i bambini sono in grado di accettare questa spiegazione.

Come affrontare questa fase nel migliore dei modi?

Prima di tutto occorre attenzione e pazienza, si tratta sempre di una fase e quindi passerà; poi reale interesse ai quesiti posti, perché attraverso di essi abbiamo la possibilità di costruire una relazione con i figli; infine è molto utile porsi due domande come genitori: “Vuole davvero sapere?” e “Ha bisogno di attenzioni?”.

E in bocca al lupo a tutti!

 

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