Bambini e paghetta: come comportarsi?

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C’è chi la ritiene diseducativa, chi giusta purché moderata e soprattutto meritata.

Tema scottante per tutti i genitori, perché non si sa mai come affrontare l’argomento.
Sembra l’inizio di una puntata di “Medicina 33” e invece no.

Oggi vogliamo parlarvi della paghetta!

Dopo aver visto come, verso l’avvicinarsi dell’adolescenza, i nostri amati pargoli cercano di conquistarsi progressivamente piccoli spazi di autonomia chiedendoci di uscire soli con gli amichetti o amichette suscitando qualche piccolo brivido lungo la nostra schiena, anche in questo caso siamo spesso in preda a dubbi di varia natura.

Giusto concedergliela? Se sì, meglio a cadenza mensile o settimanale?

Non si tratta di argomento semplice, care mamme e cari papà.

Fornire una risposta esaustiva e convincente a queste domande non è cosa da poco, visto che i pareri a riguardo sono discordanti non solo tra i genitori ma anche tra gli esperti in materia.

Proviamo a fare un po’ di chiarezza!

Quando iniziare?

Bel dilemma. Partiamo dal fatto che quando i bambini iniziano ad andare a scuola (scuola elementare, ovviamente), spesso ne parlano tra di loro. Qualcuno ha anche il naso lungo come Pinocchio e mente spudoratamente (si sa, è l’eta!).

Fatto sta che poi tornano a casa e, spesso, possono avanzare pretese prendendo come metro di paragone ciò che è stato raccontato in classe.

La prima cosa da fare è non fare paragoni con i compagni. Il “Non si può” non basta, va accompagnato da spiegazioni e motivazioni: fate capire loro, nei limiti del possibile, che non tutti vivono nelle stesse condizioni e nelle stesse possibilità.

A 7-8 anni possono arrivare le prime richieste, ma prima dei 10 anni i bambini sono ancora troppo piccoli per avere esigenze personali e soprattutto per comprenderne pienamente il senso. Ecco quindi la prima risposta: meglio aspettare l’ingresso alla scuola secondaria!

Verso gli 11 anni i bambini raggiungono una maturazione psicologica diversa, e potrebbe essere il caso di iniziare a dare loro piccole somme di denaro.

Più che l’età anagrafica, ciò che conta in tal senso è proprio questo sviluppo emotivo che dovremmo essere in grado di percepire arrivati a questa età.

Iniziare a dare la paghetta significa riporre fiducia nelle loro capacità di capire e comprendere il valore reale del denaro e di ciò che decidono di acquistare, che siano figurine, libri, giochi, una pizza o un gelato con gli amici.

Ricevendo i primi soldini iniziano a sentirsi autonomi: sapere di poter spendere anche pochi euro per comprare qualcosa li fa sentire “grandi”, e allo stesso tempo avvertono la fiducia dei genitori.

Attenzione però: ciò che dobbiamo insegnare e trasmettere, oltre a dare il buon esempio, è che i soldi non vengono regalati e che bisogna impegnarsi per guadagnarli!

La paghetta va conquistata, non è una moda o un obbligo: se i compagni ne ricevono una, non è detto che questa debba spettare loro in automatico.

Potete stabilire limiti, regole e paletti, ma soprattutto stabilite un piano di lavoro di condiviso per meritarsi i primi soldini: aiutare nelle faccende domestiche, rifare il letto, aiutare i vicini anziani a fare delle commissioni.

Concedere generosamente senza chiedere e avere niente in cambio può portarli poi a non avere rispetto per il denaro, e automaticamente a non conoscere limiti.

Meglio aspettare, quindi, e porre regole. E per la cadenza?

Chiaramente bisogna tenere conto delle possibilità dalla famiglia. La cadenza settimanale è più semplice da gestire – 5 euro a settimana sono più che sufficienti – mentre la cadenza mensile è preferibile quando iniziano a diventare un po’ più grandi.

Altra cosa importante è non dare anticipi o aumenti su richiesta: mai concedere deroghe o eccezioni o tutto il senso dell’educazione alla gestione del denaro potrebbe venir meno.

Acconsentire significa far passare il messaggio che i genitori sono sempre pronti ad aprire il portafoglio. Niente di più sbagliato!

Entrambi i genitori devono agire con fermezza e coerenza: se uno dei due cede, viene meno l’autorevolezza genitoriale.

Evitate anche incentivi mirati, per esempio promettendo loro un aumento quando si prende un buon voto a scuola: l’impegno nello studio deve prescindere dalla ricompensa.

E se spende tutto rapidamente? Beh, inevitabilmente all’inizio vi accorgerete che si troveranno senza soldi prima della fine della settimana. È una cosa del tutto normale.

Ricordate che attraverso la paghetta state cercando di insegnare il valore e la misura del denaro, per cui con il tempo e con un po’ di fiducia arriveranno a capire da soli come regolarsi.

Non puniteli togliendo la paghetta, anche in questo caso devono fare le loro esperienze personali per responsabilizzarsi e diventare pian piano autonomi e finalmente grandi.

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