L’aggressività nel bambino: come nasce e in che modo gestirla

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Anche una sola persona che, nella vita del bambino,

gli offra un luogo dove possa essere riconosciuto e accettato,

 può avere un impatto profondo nel futuro del bambino.

Riviere (2006)

Come nasce l’aggressività?

Già nei primi mesi di vita, soprattutto quando le routine non sono rispettate il neonato dimostra la sua aggressività mordendo il capezzolo della mamma, stringendo i pugni, rigurgitando o rifiutando il cibo.

Verso i 18 mesi i bambini iniziano a manifestare marcate differenze rispetto a comportamenti di tipo aggressivo, per cui alcuni bimbi più di altri tendono – in situazioni che generano rabbia e frustrazione – a colpire, spingere e a lanciare oggetti.
Dai due ai  quattro anni, la collera e l’aggressività si manifestano quando il bambino è frenato, contrastato, frustrato, nelle sue aspettative. A quest’età, quando la madre lo isola per qualche momento egli manifesta la sua indignazione sbattendo i giocattoli. Altri bambini si attaccano, strappandoli, ai capelli della madre, graffiano e danno morsi.

Solitamente con la crescita e l’acquisizione delle abilità sociali queste manifestazioni tendono a scomparire, lasciando il posto ad altre modalità per manifestare il proprio disappunto.

In che modo si può manifestare?

Il bambino può manifestare la sua aggressività mediante attività motorie: mordendo, colpendo, schiaffeggiando, dando calci e pugni, lanciando sputi verso le persone, gli animali o gli oggetti .

Se è in grado di usare il linguaggio l’aggressività può esprimersi verbalmente, anche mediante l’uso di parole e frasi che possono offendere, insultare o ferire chi gli sta di fronte. In alcuni casi, al contrario, il bambino ottiene lo stesso scopo ignorando le persone che vuole far soffrire.

Altre manifestazioni di aggressività sono legate ai comportamenti oppositivi. I bambini che utilizzano questo tipo di comportamenti si ostinano a rifiutare in modo sistematico e categorico qualsiasi richiesta venga loro rivolta, anche se allettanti.

L’aspetto importante è capire cosa vuole comunicare il bambino.

Dietro il comportamento aggressivo si nasconde sempre una richiesta di attenzione e di ascolto. E’ importante che il genitore senta di poter contenere emotivamente il proprio figlio e sappia riconoscere che la rabbia ha una funzione importante per lo sviluppo e, come tutte le manifestazioni emotive, quando viene ignorata non scompare da sola ma può portare dei danni. Non si tratta di incapacità da parte del genitore, che spesso è l’oggetto su cui si riversano  comportamenti aggressivi, né di applicare punizioni né rimproveri.

Come intervenire?

Una modalità semplice da mettere in pratica a casa è quella di affiancare al tempo di gioco libero, delle attività di gioco strutturate che promuovano empatia, abilità sociali e rafforzino l’autostima.

Inoltre sarebbe opportuno trovare uno spazio di dialogo per aiutare il bambino a comprendere le ragioni che fanno scattare rabbia e nel quale si senta sicuro di poter esprimere le emozioni.

 

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