Spiegare la morte ai bambini: una sfida possibile

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Eccoci arrivati al 31 ottobre: è finalmente Halloween!

Avete poi provato a cucinare qualcuno dei piatti che vi abbiamo suggerito martedì scorso? Beh, nel caso in cui siate tra quelli/e che purtroppo finiscono sempre per fare tutto all’ultimo minuto, date un’occhiata comunque alle ricette per un menù da paura! Dovreste essere ancora in tempo per preparare tutto per questa sera 🙂

In questi giorni siamo in vacanza per via del cosiddetto “ponte dei morti”: oggi è la festa di Halloween, vigilia di Ognissanti, e domani è il primo novembre, per l’appunto Festa di Tutti i santiDetta così sembra essere una vacanza un po’ cupa, ma è pur vero che almeno la giornata di Halloween porta con sé un’atmosfera scherzosa e ironica legata a un tema non esattamente allegro: la morte.

Domanda a bruciapelo: avete mai affrontato questo tema con i vostri bambini? Se sì come lo avete spiegato? E se no, quali sono i motivi che vi frenano a farlo? È senza dubbio un argomento che può metterci facilmente in difficoltà, specialmente quando ci troviamo a doverne parlare per la prima volta con i nostri piccoli.

Spesso quello che ci trattiene dal farlo è la paura di generare sconforto, di minare l’equilibrio psicologico dei nostri figli. Questi timori non sono assolutamente infondati, anzi, del tutto giustificati per noi genitori, intrinsecamente predisposti a proteggere e tutelare in qualunque modo chi abbiamo messo al mondo.

Ecco che il tema della morte viene vissuto quasi come un tabù da noi mamme e papà che, spesso, finiamo per rimandare la questione finché ne abbiamo la possibilità. L’argomento della morte, del lutto lo viviamo come qualcosa che sappiamo di dover affrontare, ma allo stesso tempo non vogliamo e quindi finiamo per parlarne con i nostri figli solo quando sono gli eventi a costringerci a farlo, cioè quando ci troviamo di fronte alla perdita di una persona a noi cara. Purtroppo, in quel caso, diventa indispensabile affrontare l’argomento: i nostri figli si accorgono del nostro atteggiamento, capiscono se siamo di cattivo umore ed è giusto informarli del perché.

Non c’è un’età giusta per introdurre il tema, non c’è un manuale di istruzioni per maneggiare la questione. La verità è che anche per noi adulti non è così semplice parlarne; certo, avendo qualche anno in più abbiamo avuto più tempo per riflettere sull’argomento, per formarci un’opinione e un pensiero personale a riguardo. Perdere qualcuno però è sempre un momento delicato e difficile da gestire per tutti, per grandi e piccini indistintamente.

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Probabilmente, ciò che ci rende così timorosi e protettivi nei confronti dei nostri bambini è il fatto che possano essere spaventati da questo tema. La verità è che, in generale, si ha paura di ciò che non si conosce; ed è così anche per la morte. Nel momento in cui si capisce che cos’è e quali sono le cause di questo evento, che fa parte a tutti gli effetti del ciclo della vita, si razionalizza il concetto. Ben distinto è il mondo dei sentimenti, ovviamente. Nessuno invece può razionalizzare le emozioni, la tristezza e il dolore che si provano quando si è costretti a dire addio a una persona cara. Conoscere per capire è quindi fondamentale. Anche e soprattutto per i nostri figli.

Come spiegare ai bambini che non rivedranno più una persona cara, un conoscente, un amico o un’amica di mamma e papà?

In realtà dipende molto dalla cultura familiare, dall’educazione che abbiamo deciso di dare ai nostri figli: chi sceglie la chiave religiosa, chi quella delle metafore e degli eufemismi (tipo ‘se ne è andato’, ‘è partito’), ma pochissimi sono quelli che affrontano la questione dicendo la verità. Perché, come dicevamo prima, ci spaventa.

In realtà come dice il dottor Leonardo Malagotti, psicologo e psicoterapeuta e responsabile didattico IGF è importante spiegare che morto significa un cambiamento di stato definitivo ed irreversibile: ‘quando si muore il nostro corpo smette di funzionare/il nostro corpo non funziona più’, ‘non è più possibile fare le cose che si fanno quando si è vivi: non mangia, non beve’.”

È importante quindi far capire ai bambini, con un linguaggio adatto alla loro età, che cosa succede fisicamente quando una persona muore. Ancora più importante è fare sentire ai nostri figli che staremo loro vicino, così che si sentano comunque protetti e accompagnati da noi in questi momenti. Condividere questi momenti spesso aiuta anche noi adulti a vivere in maniera diversa la sofferenza e la tristezza che la morte inevitabilmente genera: ci si sostiene e ci si supporta reciprocamente.

In quest’ottica anche la partecipazione al funerale da parte dei nostri bimbi può non essere una cattiva idea o, almeno, un’opzione da scartare a priori. Spesso non prendiamo nemmeno in considerazione l’idea di portare al funerale i nostri piccoli, perché non vogliamo che memorizzino le scene di disperazione che potrebbero vedere. E invece, come spiegano gli esperti, anche assistere a un funerale può essere utile ai bimbi per capire che non sono gli unici a soffrire in quel momento, che il dolore è qualcosa che può essere mostrato e non necessariamente deve essere vissuto in silenzio e isolatamente.

Dobbiamo cercare quindi di essere noi i primi a non essere spaventati e provare a spiegare nella maniera più veritiera e opportuna possibile il tema della morte. Tenendoli per mano e accompagnandoli, non avranno più paura.

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