Mamma, mi leggi una favola?

story-time

I genitori e l’arte di raccontare le favole.

Potrebbe essere il titolo di un manuale pedagogico scritto da qualche famoso psicologo.

E invece no, è semplicemente l’incipit dell’articolo di oggi, un articolo nel quale parleremo di quanto sia bello e importante raccontare le favole ai nostri bambini.

Chi di voi ha il coraggio di contraddirci? 😀

È qualcosa di vecchio come il mondo: mamma o papà che, seduti di fianco al letto del proprio figlio, gli leggono una storia per addormentarlo.

Una scena dolcissima, quasi idilliaca, a cui possiamo assistere se e quando il nostro bimbo si comporta “da manuale” e quindi, nell’ordine: non fa i capricci, mette subito il pigiama, si lava i denti e si mette nel lettino di sua spontanea volontà.

I sogni son desideri…cantava qualcuno, a proposito di favole.

Dai, a parte gli scherzi, l’abitudine del racconto, della lettura ad alta voce è un momento quasi magico per i nostri piccoli e gran parte della magia sta proprio nel come noi adulti recitiamo la storia.

Non c’è un’età corretta in cui iniziare a leggere le favole; certo è che ai neonati, di solito, si sussurrano le ninnananne e attorno ai 2-3 anni in genere si iniziano a recitare le filastrocche.

Le favole invece, sono indubbiamente qualcosa di più complesso e, senz’altro, richiedono una concentrazione maggiore da parte di chi le ascolta.

Non ci sono regole fisse comunque; quello che accomuna queste tre opzioni è il fatto che si tratti sempre e comunque di un momento di grande intimità tra genitori e figli, una parte di tempo dedicata esclusivamente ai nostri piccoli. E sappiamo tutti quanto loro gradiscano essere considerati, quanto ne abbiano bisogno e quanto faccia loro bene sentire la presenza affettuosa di mamma e papà.

Al di là della tenerezza che contraddistingue questo momento, leggere le favole ai bambini è utile per diverse ragioni.

Prima di tutto rappresenta un aiuto veramente considerevole non soltanto perchè avvicina i nostri piccoli al mondo della lettura, ma anche perché li facilita in un compito spesso difficoltoso: imparare a leggere.

I bambini, anche se piccoli, “assorbono” molto quando ci ascoltano raccontare una storia: l’intonazione della voce e la pronuncia delle parole, oltre che cullare e rassicurare i nostri piccoli, li aiuta ad imparare a leggere con maggiore facilità.

Quando raccontiamo una favola poi, iniziano a svilupparsi anche le capacità emotive e relazionali dei nostri bambini, perché si immedesimano nelle vicende dei personaggi e nelle loro avventure.

È come se la storia aprisse una porta su un altro mondo, più o meno fantastico, che i bambini si trovano ad esplorare in ogni angolo.

Spesso sentiamo dire che i libri rappresentano “il cibo per la nostra mente”. Beh, delle favole si può dire lo stesso, dato che stimolano la fantasia e l’immaginazione dei bambini…e ben venga tutto questo!

Non c’è da preoccuparsi infatti che capiscano immediatamente la differenza tra realtà e finzione: questo concetto si svilupperà da sé in loro man mano che cresceranno e faranno esperienze.

bambini-racconto

Spesso poi, raccontare una storia è anche un modo per esorcizzare le paure dei nostri piccoli.

In tante fiabe, da quelle famosissime dei fratelli Grimm – “Hansel e Gretel”, “Biancaneve e i sette nani”, “Cenerentola” – a quelle di Andersen, come “La sirenetta” e “Il brutto anatroccolo”, si trovano spesso personaggi fantastici che possono incutere timore nei nostri piccoli.

L’orco, il lupo e la strega così presentati in effetti non promettono nulla di buono, ma se li raccontiamo in maniera divertente possono diventare uno strumento efficace per sdrammatizzare le paure dei nostri bambini.

E la morale? Nelle fiabe non sempre viene esplicitata e nelle favole spesso non c’è il lieto fine.

La distinzione è d’obbligo. Spesso infatti utilizziamo i termini favole e fiabe come sinonimi, ma in realtà non lo sono e approfittiamo per ricordarne la differenza.

Senza dilungarci troppo, le fiabe sono quelle storie che iniziano con il classico C’era una volta e sono caratterizzate da un elemento magico che porta sempre al lieto fine. Bene e male, buoni e cattivi sono nettamente separati.

Le favole invece sono brevi racconti che narrano delle vicende verosimili e realistiche, prive di elementi magici. Sono racconti che terminano sempre con una morale, spesso resa tramite un proverbio. “La volpe e l’uva”, “La cicala e la formica”, “Al lupo! Al lupo!”, vi dicono niente? Per chi di voi non lo ricordasse, queste, come molte altre, sono favole che ci arrivano da Esopo, autore dell’antica Grecia.

La piccola parentesi scolastica era semplicemente per introdurre una breve riflessione sulla morale, sull’insegnamento che può star dietro alle storie che raccontiamo ai nostri figli.

Che ci sia o non ci sia alla fine del racconto, non è detto che venga recepita immediatamente dai nostri bimbi (o perché ancora troppo piccoli o perché la storia è di difficile interpretazione).

In ogni caso, il racconto di una storia rimane un momento speciale per i nostri piccoli che restano affascinati e incantati dalle vicende e dalle avventure dei diversi protagonisti.

Diventa un gioco anche per noi alla fine, non credete?

Recitare, interpretare i personaggi, cercando di renderne tutti gli aspetti caratteriali, alternando le voci e l’intonazione.

È un passatempo che fa bene anche a noi, per staccarci dalla quotidianità e, perché no, anche da smartphone, tablet, tv e da tutti i dispositivi tecnologici che utilizziamo ormai troppo frequentemente.

È bello invece riscoprire un modo tanto antico quanto piacevole di intrattenere i nostri bimbi per condividere con loro un momento speciale.

Va tanto di moda il vintage ultimamente, perché non adottarlo anche in questo frangente? 🙂

Ancora nessun commento

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.