Cosleeping = Mamma, posso dormire nel lettone?

cosleepingQuante volte i vostri figli vi chiedono, neanche troppo pacatamente, se possono dormire nel lettone con voi e la vostra dolce metà?

‘Mamma, posso dormire nel lettone?’ è una domanda che i genitori si sentono porre innumerevoli volte, indice di un desiderio condiviso da molti bimbi.

Addormentare i bambini è sempre un’impresa: l’estate poi, non facilita per nulla il compito.
Il caldo, la luce fino a tardi e l’iperattività sono tutti fattori che non fanno altro che ritardare (e complicare) il momento della messa-a-letto dei piccoli. Comunque poi, ognuno con i propri metodi, i propri riti, le proprie favole/filastrocche/ninnananne/mantra, riesce nell’impresa, seppur estenuato. Ancor prima di questo momento – temuto dalla maggior parte dei genitori – viene un’altra questione, spesso oggetto di discussione dentro e fuori dalle mura domestiche.

La domanda, o meglio, il domandone è questo: dove fate dormire i vostri figli?

Chiaramente la questione riguarda chi di voi ha bimbi ancora piccoli, non sopra i 5 anni diciamo.
Lo chiediamo perché è molto frequente sentire genitori che dicono di far dormire i propri piccoli nella loro stanza o direttamente nel proprio letto.
Altrettanto frequente è la risposta che si sentono dare mamma e papà non appena affermano di dormire insieme ai propri figli: “Ma sai che non va bene?”.

Perché? Chi lo ha detto? È una verità assoluta?
Non siamo qui per dare una risposta definitiva, né tantomeno una verità incontrastabile, ma semplicemente per approfondire questo tema, raccontandone pro e contro.

Per prima cosa, per chi ancora non lo sapesse, questo fenomeno ha un nome ben preciso: cosleeping (sì, la tendenza ormai inarrestabile degli anglicismi ha invaso anche la sfera domestica).
La parola nasce dall’unione di co, ‘insieme’ e il verbo inglese sleep che significa ‘dormire’; si riferisce quindi alla condivisione della stanza in generale e non del letto vero e proprio (in quel caso si parla invece di cobedding, dall’inglese bed ‘letto’).
Come accennato prima, le opinioni in merito all’argomento sono discordanti.

I motivi per cui il cosleeping viene criticato sono principalmente legati alla preoccupazione che questa pratica possa:
– aumentare il rischio di SIDS (Sudden Infant Death Syndrome), ovvero la sindrome della morte in culla del neonato. Il bambino stando nel letto insieme ai genitori, rischia di essere schiacciato durante la notte per via dei movimenti (involontari) dei genitori; possono essere pericolosi anche i  cuscini e le coperte, che potrebbero provocare il soffocamento del neonato
– influenzare lo sviluppo cognitivo del bambino. Ciò che provoca allarmismo in questo caso è il fatto che il bambino finisca per rimanere troppo attaccato ai genitori e che questo possa riflettersi anche nella fase dello sviluppo.
Per quanto la prima motivazione possa essere oggettivamente fattore di preoccupazione, il secondo motivo sembra essere più legato alla mentalità della società in cui viviamo e ai concetti di indipendenza, autonomia e distacco che la contraddistinguono.
Forse è giusto ridimensionare la questione, senza “fare di tutta l’erba un fascio”, come si suol dire.

Di che cosa stiamo parlando in fondo?

Del desiderio dei bambini in generale e dei nostri figli in particolare, di dormire insieme ai propri genitori. È una richiesta totalmente legittima, non solo perché sono piccoli, ma perché li abbiamo messi al mondo noi.
E prima di andare a scomodare medici, psicologi o scienziati basta rivolgere lo sguardo al mondo animale, per accorgersi che il sonno condiviso è qualcosa di estremamente naturale, oltre che di una tenerezza disarmante. Il desiderio di protezione, di vicinanza, di contatto fisico è insito nei cuccioli, così come nei neonati, quindi perché negare la possibilità di dormire insieme noi?

cobedding

A supporto di questa semplice riflessione, ci sono studi ed esperti a favore della nanna condivisa, come ad esempio la direttrice del Center for Child Mental Health di Londra, Margot Sunderland. Secondo lei i bambini possono tranquillamente dormire insieme ai propri genitori fino all’età di 5 anni; oltre quella fascia di età, i bambini imparano comunque a dormire da soli.

Infatti, il cosleeping fino ai 5 anni circa aiuterebbe a rendere i piccoli molto più sicuri di sé, calmi ed emotivamente equilibrati. A intuito in effetti, viene da pensare che i benefici del sonno condiviso si apprezzino principalmente a livello emotivo: l’affetto, il consolidamento del legame genitori-figli, o per dirlo in inglese il co-bonding, la protezione.

Oltre ad avere effetti positivi a livello psichico però, il cosleeping sembra essere funzionale anche per altri motivi: da un lato agevola la gestione dei risvegli frequenti dei bambini durante la notte e dall’altro aiuta nella fase di allattamento. Alcuni studi antropologici, affermano inoltre che il sonno condiviso aiuti a regolare alcune funzioni corporee, come la frequenza cardiaca e respiratoria, la digestione, il tasso di crescita e la temperatura corporea.

Dal punto di vista pratico, ci sono alcuni accorgimenti da rispettare se si intende dormire insieme ai propri figli, non solo nella stessa stanza, ma proprio nello stesso letto (cobedding):

– è importante che nessuno dei genitori fumi, assuma droghe o alcolici;

– se uno dei due è in sovrappeso, è sconsigliato dormire con il proprio bimbo nello stesso letto. In caso di obesità o sovrappeso quindi, non è consigliabile praticare il cosleeping;

– d’estate è bene mantenere una temperatura fresca nella stanza in modo tale che sia voi che il vostro piccolo possiate dormire serenamente e senza sudare;

– in inverno invece, è meglio evitare le coperte troppo pesanti e ingombranti che rischiano di soffocare e schiacciare il bimbo, soprattutto se ancora molto piccolo.

– mettere a dormire il bambino in posizione supina e preferibilmente senza cuscino;

– scegliere un materasso non troppo morbido.

Per gli indecisi o i fan dei compromessi, c’è anche una terza soluzione: il side bed, cioè il lettino del bimbo da affiancare al vostro. Un’idea che accontenta potenzialmente tutti e lascia a ciascun membro della famiglia un suo spazio.

Sonno diviso o sonno condiviso, l’importante è che il bambino sia sereno nel momento della messa-a-letto: poi sulle modalità e sui tempi nessuno ha il diritto di sindacare più di tanto.

Come spesso si dice “fare i genitori è il mestiere più difficile del mondo” e una formula universalmente valida su come crescere i figli ancora non c’è, quindi dormiteci su e poi vedrete cosa fare: la notte porta consiglio, no? 🙂

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